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Amancio Ortega

“La crescita costante è il miglior meccanismo di sopravvivenza"

Amancio Ortega


Se vi metteste all’uscita di uno dei suoi 2.000 negozi di moda e chiedeste ad una ragazza che vi passa davanti carica di borsette “Sai chi è Amancio Ortega?”, quasi certamente lei non saprebbe rispondervi.


Questo perché il fondatore di Zara, che secondo la classifica di Forbes è uno dei sei uomini più ricchi del mondo, non ama la luce dei riflettori.

Ama fare bene il proprio lavoro, guardarsi intorno per capire che strada sta prendendo la moda e plasmare le evoluzioni del fashion secondo le esigenze di un mercato che chiede qualità a prezzi concorrenziali.

Di storie sul suo conto ve ne sono tante, aneddoti che ingigantiscono la sua riservatezza , ma per Amancio Ortega non vale neanche la pena smentirli.

É troppo concentrato sulle sue creature: Zara e la Inditex, l’azienda tessile che con i suoi capi controlla la più grande fetta di mercato dell’abbigliamento.

La storia


Spagnolo, classe 1936, Amancio nasce in una famiglia modesta, ultimo di quattro fratelli. Suo padre è operaio delle ferrovie mentre la madre si dedica alla casa e ai bambini.

Fin dall’infanzia il ragazzo non vuole che il suo futuro segui le orme paterne. Un lavoro duro, pagato male che lo condannerà a vivere in un povertà che non ha nulla di dignitoso. Un giorno, tornando a casa da scuola, accompagna sua madre in un negozio.

E’ una di quelle vecchie drogherie dai banconi imponenti, così alti che Amancio non riesce a vedere il volto del negoziante. Sente solo la voce di sua madre che, timidamente, chiede qualcosa al commerciante.

Amancio ha solo tredici anni ma non dimenticherà mai la voce di quell’uomo: “Signora Josefa, mi dispiace ma non posso più farle credito”.

Sente l’imbarazzo della madre, mentre l’umiliazione invade il suo cuore di giovane ragazzo. In quel momento decide che non tornerà mai più a scuola: vuole contribuire alle spese di casa e rendersi indipendente.

A quattordici anni inizia il suo primo lavoro presso la bottega di camicie a Léon, suo paese Natale, in una Spagna da poco uscita dalla guerra civile.

Inizialmente fa un pò di tutto: fattorino, commesso, poi addetto alla sartoria. E’ testardo e volenteroso e sa che potrebbe fare molto di più, ma quell’esperienza gli insegna una grande lezione: la caparbietà e la determinazione non sono sufficienti se un uomo non comprende fino in fondo l’importanza e l’utilità del proprio ruolo nel mondo.

Amancio lo sa e per questo, da semplice commesso, studia il comportamento dei clienti e li guida negli acquisti. E’ sempre molto attento alla volubilità dei loro gusti, ai dettagli su cui si soffermano, ai loro desideri.

Dopo aver accumulato anni di esperienza sartoriale Amancio si mette in proprio e, in garage, confeziona vestaglie con la sua prima moglie, Rosalìa Mera.

Gli affari ingranano e nel 1963 quel piccolo laboratorio a conduzione familiare diventa la Confecciones Goa (dove Goa è l’acronimo Ribaltato di Ortega Gaona), un’azienda che accorpa tanti laboratori di cucito presenti nella sua zona. É il salto di qualità per il quale ha lavorato tanto e quello che permetterà la nascita a La Coruna, del negozio che cambierà la sua vita, aprendolo in una via secondaria di una delle zone più chic e commerciali della città.

Le grandi lettere che compongono l’insegna con il nome ZORBA sono già pronte ma Amancio si accorge che a poca distanza c’è un bar con lo stesso nome.

Secondo voi si è perso d’animo? Parola d’ordine: trova una soluzione e aguzza l’ingegno.

Decide di tenere la Z, la R e la A, si libera della O e della B e si fa fare un’altra A. Così nasce uno dei marchi di moda più quotati al mondo: Zara.

La nascita di questa nuova azienda avviene in un momento non certo facile per l’economia spagnola: con la dittatura di Francisco Franco non c’era così tanto benessere da spingere le persone a spendere soldi in vestiti.

Ortega però non si lascia demoralizzare.

Adatta il progetto alla realtà che lo circonda: costruisce Zara con l’idea di dare prodotti di qualità ma a prezzi contenuti.

Il suo segreto è quello di produrre collezioni in piccola quantità, facili da rimpiazzare. I capi prodotti vengono subito messi in commercio, esaurendo molto rapidamente il loro ciclo di vita sugli scaffali dei negozi.

Ortega ha sempre affermato che Zara non è un modo di vestire ma un modo di vendere. Non ha necessità di grossi investimenti pubblicitari perché il suo core business è il negozio, la vendita al cliente, garantendo un catalogo in continua trasformazione.

Grazie ad un’enorme rete logistica Zara è rapidamente diventata una realtà internazionale, un organismo autosufficiente che segue tutte le fasi della filiera: dalla produzione (grazie all Inditex, colosso tessile che Ortega ha creato nel 1985 e quotato in borsa nel 2001) alla distribuzione in oltre 80 paesi.

Eppure nonostante questo grande successo Ortega si dedica alla sua azienda al fianco dei suoi dipendenti.

Pare che non abbia mai avuto un ufficio tutto suo. Ha sempre preferito girare tra le scrivanie dell’open space mentre tutti erano intenti a creare e produrre.

Si appassiona ancora come il primo giorno: insieme ai creativi consulta campionari, studia abbinamenti con i designer e si confronta con chi gestisce i fornitori.

La ricerca dello stile, un’idea in continua trasformazione sono solo tra gli elementi che caratterizzano Zara: ciò che ha reso grande questa azienda è la filosofia del lavoro e la tenace etica che Amancio è riuscito ad incarnare.

"Fin da quando non ero nessuno e non possedevo quasi niente, sognavo di crescere. La crescita è un meccanismo di sopravvivenza; senza crescita la compagnia muore. Anche oggi, alla mia età penso la stessa cosa: non si può smettere di crescere"

Un'impresa, come qualsiasi persona, è fatta per crescere, migliorare, evolvere. Quando si perde questo spirito, l'impresa comincia a languire, ad arretrare fino ad arenarsi o adeguarsi. In questa vita chi non avanza resta indietro. Non c'è via di mezzo. Non si può rimanere nella stessa situazione. La concorrenza migliora e guadagna terreno ogni giorno, e spuntano nuove iniziative. Tutto questo rappresenta una minaccia per la propria quota di mercato.

Senza una filosofia di crescita,che sia del prodotto, del mercato o di qualsiasi altra cosa, è molto difficile che un'impresa possa sopravvivere".

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